Add Comment Vera amicizia o tregua strategica? L'accordo annunciato oggi tra Facebook e Yahoo! avvicina le due media company e i rispettivi utenti. Se è vera amicizia, lo dirà il tempo. Oggi appare più una tregua strategica. Un patto di non belligeranza. Solo una settimana fa le due società erano in battaglia: dal quartier generale di Facebook era traperata – o è stata diffusa ad arte? – una notizia che ha smosso i vertici di Yahoo!: «Facebook sta testando un servizio che permette agli utenti di condividere domande e risposte». Un'imitazione di Yahoo! answers, lo strumento che ha fatto la storia del motore di ricerca americano e che ha appena raggiunto il traguardo del miliardo di risposte (con una media di 10 nuove domande e risposte caricate ogni secondo dagli utenti). Yahoo! e Facebook, facilitando l'integrazione dei propri utenti, scendono a patti. Il primo si apre al secondo, più forte nell'area social e in costante espansione. Il secondo potrebbe rallentare il test sul servizio answers, che Yahoo! ha dimostrato di saper fare bene, prima e meglio. Chi ci guadagna di più? Visto che tutto accade nell'eco-sistema di internet, è difficile rispondere. Non a caso è stata siglata una tregua. Se la risposta a questa domanda fosse stata nota, almeno uno dei due avrebbe avuto un buon motivo per non scendere a patti. Pur nelle differenze, su questo punto Yahoo! e Facebook sono alleati: la condivisione degli utenti. Gli iscritti che decidono di collegare i propri profili Facebook e Yahoo! vanno sottratti dall'insieme dei potenziali utenti che potrebbero prima o poi abbandonare Facebook per Yahoo! e viceversa. Collegando i propri profili, per migrare da un network all'altro gli iscritti dovrebbero migrare da se stessi. Impossibile, o comunque impegnativo (per capirlo non serve scomodare Sigmnd Freud). Questo è quello che accontenta sia Facebook che Yahoo!. Ovviamente l'accordo di oggi influirà anche sui rapporti di forza con i governi confinanti: a cominciare da quelli di Google e Twitter. Google vede accrescere la forza del suo principale concorrente nel business della ricerca online, Yahoo!, che da oggi è più integrato: con il web e i suoi utenti, non solo con Facebook. Twitter – che insegue Facebook anche puntando sugli accordi con i giganti della rete – vede invece diminuire il valore dell'intesa che ha da poco stretto con Yahoo! e che permette di mostrare, in tempo reale, sulle home page di Yahoo!, i tweet degli utenti comuni. Da oggi possono farlo anche gli iscritti di Facebook. di Antonio Larizza Fonte: www.ilsole24ore.com Bartz, amministratore delegato del portale, in Europa per raccontare il futuro della compagnia: "Uniremo il vecchio e il nuovo della rete" LONDRA - Personalizzazione e localizzazione: due parole che vengono direttamente dall'internet dei primi anni Duemila e sulle quali basa il suo rilancio uno dei protagonisti della rete di quel periodo. L'amministratore delegato di Yahoo!, Carol Bartz, è a Londra per illustrare il futuro di della società che guida dal gennaio del 2009. La scelta della capitale britannica non è casuale: la compagnia fondata nel 1994 da David Filo e Jerry Yang punta proprio sul Vecchio Continente per tornare al centro delle abitudini di navigazione degli utenti internet. "Ormai le persone sono abituate ad andare su siti diversi per esigenze diverse", ha spiegato la Bartz. "Si usa Google per le ricerche, Facebook per incontrare gli amici e così via. Yahoo! vuole diventare il centro di tutto questo". Un obiettivo che il portale, reduce da un periodo di drastiche ristrutturazioni, pensa di raggiungere fornendo una homepage completamente rinnovata, che si adatti automaticamente alle esigenze dell'utente. Yahoo!, nella visione della sua ceo, vuole dunque diventare la porta principale di accesso a internet per milioni di navigatori, che sulle sue pagine potranno trovare esattamente le notizie, i servizi e l'entertainment che cercano, ritagliati automaticamente sui loro gusti e sulla loro posizione geografica. E, anche se non soprattutto, la pubblicità, estremamente targettizzata, con la quale gli inserzionisti vogliono raggiungerli. La Bartz immagina un futuro in cui "le pubblicità saranno interessanti quanto i contenuti. Ma questo accadrà solo tra alcuni anni", ammette. Nel presente, l'amministratore delegato vede comunque un rimbalzo del mercato pubblicitario che, secondo Rich Riley, responsabile di Yahoo! per Europa, Africa e Medioriente, nel prossimo anno potrebbe crescere ancora, a seconda dei paesi, tra l'1 e il 10 per cento. Agli inserzionisti, la Bartz offre una platea di 600 milioni di utenti dei quali dichiara di conoscere vita, morte e miracoli. "Ad esempio, lo sapevate che gli uomini non guardano i banner pubblicitari in cima alla pagina, mentre le donne sì? Noi lo sappiamo", si vanta "e disegniamo le nostre homepage a misura di utente e di pubblicitario". Il futuro passa anche, ovviamente, per il mobile (Yahoo! ha appena lanciato la sua applicazione per iPhone e ha siglato una partnership per entrare nei dispositivi portatili Samsung). "Ma non credo che i pc siano destinati a essere soppiantati tanto presto", valuta la Bartz. Carol Bartz, 61enne manager di lungo corso, è alla guida di Yahoo! da 16 mesi, durante i quali la società ha conosciuto una profonda ristrutturazione: "E' stato un periodo folle, ma divertente: mai vissuto un tempo di cambiamenti più titanici". La settimana scorsa, il gruppo ha presentato una buona trimestrale (310 milioni di utili netti), nella quale ha pesato non poco l'accordo decennale con Microsoft 1 su ricerche e pubblicità. Ma la parte più dura arriva adesso: "Alla stampa piacciono gli slogan", si irrigidisce la Bartz quando qualcuno gli chiede di riassumere in poche parole la mission dell'azienda che guida. "Se volete un motto, la mia visione è combinare il vecchio mondo e il nuovo mondo su internet". In altre parole, l'obiettivo della ceo è convincere utenti e mercati che la compagnia ha ancora qualcosa da dire in un settore dominato da giganti, molti dei quali (si pensi di nuovo a Facebook e Google) neanche esistevano quando Yahoo! era già la destinazione preferita da milioni di navigatori. Una missione tutt'altro che semplice. ALESSIO BALBI fonte: www.repubblica.it Web e comunicazione interattiva sono al centro del master in Performing e social network design, organizzato a Roma dallo Ied. Sviluppare piattaforme on line, sfruttare le potenzialità della rete per creare partecipazione e utilizzare il marketing non convenzionale. Il coordinatore Carlo Infante: “Oggi gran parte della progettazione passa dall’uso delle reti, è lì che si possono intercettare nuove dinamiche di produzione della ricchezza e dei saperi” Sono nati come strumento per il tempo libero, una piazza dove comunicare con gli amici, scoprirne di nuovi, ritrovare vecchi compagni dimenticati. In pochi anni sono entrati nelle nostre vite tanto che oggi qualcuno non riesce più a farne a meno e per altri sono quasi una droga da cui è difficile staccarsi. I social network sono il fenomeno dei nostri tempi, una realtà, non più solo virtuale, capace di alimentare dibattiti, creare mode e concretissimi movimenti d’opinione. E capace, anche, di fare economia, promuovere lo sviluppo, offrire posti di lavoro. Così non stupisce che oggi i social network entrino all’università e diventino materia di studio. Nuovi professionisti dei social media. A Facebook, a Twitter, ma soprattutto a nuove piattaforme interattive ancora da inventare è dedicato un master organizzato a Roma dall’Istituto europeo di design. Il titolo del corso è accattivante - “Performing e social network design” -, così come lo sono le materie di studio: si va dall’open source per il web 2.0 all’interaction design, dal marketing non convenzionale alla comunicazione pubblica interattiva, fino agli “user generated content”, i diritti della rete e nella rete, i nuovi modelli d’impresa etica e le tecnologie per il mobile. L’obiettivo? Creare nuovi professionisti che, attraverso social media e nuove dinamiche partecipative, sappiano mettere in rete produttori e consumatori, fornitori di servizi e utenti, imprese, amministrazioni e cittadini. L'uso delle reti e il fare società. “E’ un dato sostanziale, il modello tradizionale è fallito - spiega Carlo Infante, esperto di nuovi media e coordinatore del master insieme a Francesco Mizzau -. Oggi gran parte della progettazione deve passare dall’uso delle reti, è lì che si possono intercettare nuove dinamiche di produzione della ricchezza e dei saperi. Vanno però sviluppate piattaforme autonome in modo da non disperdere ma raccogliere le identità di chi vive e opera nel territorio”. Partire allora dal web per “fare società”, creare reti per dare nuovi impulsi all’economia e alla politica, sfruttando le potenzialità di aggregazione dei social network, come hanno dimostrato il successo della campagna presidenziale di Obama o l’affermarsi sulla scena italiana del popolo viola. O ancora, aggiunge Infante, “come dimostra il sistema della filiera corta e dei gruppo di acquisto solidale, che non sarebbe stato così diffuso senza i social network”. L'innovazione territoriale. Se il web 2.0 e i nuovi linguaggi della rete avranno un ruolo fondamentale nel programma di studio del master (le lezioni inizieranno a maggio, mentre ad aprile si terranno le selezioni), al centro ci sarà però il territorio o, più precisamente, l’innovazione territoriale, intesa come insieme di attività per creare valore, saperi, nuovi stili di vita e pratiche alternative a livello economico e sociale. “I social network - aggiunge Infante - possono essere molto importanti, per esempio, per valorizzare il patrimonio turistico nazionale. L’Italia ha da vendere particolarità, quella dei suoi paesaggi, delle sue culture, quella enogastronomica, e in questo con il web si possono inventare nuovi protocolli per far dialogare le persone con le diverse realtà del territorio”. Partecipazione attiva. Un modello, già operativo, interamente made in Italy e inventato ancora prima di Googlemaps, è quello dei geoblog, mappe interattive in cui pubblicare notizie, commenti e fotografie, segnalare luoghi e iniziative, associandoli ad una specifica porzione del territorio. Ma oltre che nel sistema turistico, il master potrà offrire sbocchi nel mondo delle imprese e dell’agricoltura (che attraverso le attività di social networking potranno capire come produrre meglio e come intercettare più facilmente le richieste del mercato), e anche dell’amministrazione pubblica, o almeno di quella più illuminata che punta alla partecipazione dei cittadini nell’elaborazione delle sue scelte strategiche, dall’urbanistica alla sostenibilità. “Attraverso social network, forme di marketing non convenzionale, performing media si potrebbero avvicinare i giovani al trasporti pubblico - continua Infante -. Creare reti sul web e poi farle agire sul territorio attraverso happening e flashmob potrebbe rendere ‘cool’ prendere l’autobus e far capire che è invece da sfigati muoversi in auto o in scooter con il rischio di rimanere asfissiati o schiacciati nel traffico”. Lezioni e piattaforme. Lontana da logiche vecchio stile sarà pure la metodologia didattica del master, che è aperto fino a un massimo di venti partecipanti, con frequenza il venerdì e il sabato per due sessioni al mese, a cui sia aggiungono tre settimane intensive: le lezioni in aula forniranno un orientamento generale sullo scenario digitale, poi spazio a laboratori individuali e di gruppo, workshop ed esercitazioni sul campo, per mettere in pratica quanto studiato e progettare nuove piattaforme di social network. INFO: Master in Performing e social network Ied - Istituto europeo di design Sede di Roma, via Alcamo 11 Tel.: 06 7024025 E-mail: master@roma.ied.it Sito web: www.ied.it Articolo di MANFREDI LIPAROTI tratto da www.miojob.repubblica.it Avete conoscenze vaghe riguardo alla grafica, un’infarinatura di web design, qualche nozione di HTML ma desiderate – comunque – creare personalmente il vostro sito? Da oggi si può, grazie aBonsai: uno strumento semplice ed innovativo in grado di assistervi nella costruzione del vostro sito web personale. Un’ottima soluzione per chiunque desideri creare un sito semplice in cui – magari – esporre il proprio portfolio, dei cataloghi, delle foto o qualsiasi altro genere di immagini da vetrina. Bonsai nasce con l’intento di imporre una netta separazione tra i contenuti e il template; è stato pensato e studiato per dare enfasi alla semplicità d’utilizzo prima che ad ogni altra cosa. Del resto – e chi naviga tanto lo sa – nella velocità di caricamento di un sito risiede gran parte del suo impatto comunicativo. Un sito lento – per quanto strabiliante – avrà una scarsissima visibilità e sarà del tutto inutile ai fini promozionali e/o commerciali. Bonsai sfrutta un set convenzionale molto semplice per maneggiare i contenuti ed il template. Ci si occupa di tutto attraverso dei file di sistema. Non c’è alcun database o interfaccia d’amministrazione. Si tratta di uno strumento che dispone di un proprio server, per cui all’utente non resta altro da fare che caricare sullo stesso i contenuti che intende inserire nel sito e apportare qualche modifica – secondo il suo gusto – al template messo a disposizione. Bonsai è perfettamente funzionale sia per gli utenti Microsoft che per gli utenti Apple ma – come il sito di presentazione dello strumento tinytree.info ci tiene a specificare – il tool funziona in modo più che perfetto soprattutto nel caso in cui siate i felici possessori di un Mac. tratto da www.ciaoblog.net In queste ore è in corso una offerta bundle piuttosto interessante su macfriendly.org. Come succede spesso in queste occasioni, non c’è sempre il tempo di approfondire la conoscenza delle applicazioni incluse in un bundle per decidere con calma se acquistarlo o meno. Presentiamo quindi in queste pagine alcuni dei titoli proposti visto il crescente successo che le iniziative di questo tipo stanno avendo tra il pubblico di utenti Mac. La prima applicazione che presentiamo è Flux, come la definisce il produttore è un’applicazione avanzata per il web design. Si tratta di un tool che è in grado di creare interi siti web partendo da zero. Non si tratta di una soluzione basata su template come altre ma è invece un ambiente di design creativo. Grazie all’interfaccia WYSIWYG gli oggetti creati nell’editor del codice appariranno sulla pagina durante la digitazione. Questa applicazione è inclusa nel bundle di macfriendly.org che ci offre una occasione per portarsi a casa un bel pacchetto di applicazioni da utilizzare sui nostri Mac spendendo $49,99 Dollari che per noi fortunati europei sono circa 37 Euro. Il risparmio sul valore totale delle applicazioni è di circa l’ 85%, le applicazioni sono tutte compatibili con Snow Leopard. Il sito della promozione è raggiungibile partendo da questo Link http://www.macfriendly.org |
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